Progetto Fuoco: il punto sul riscaldamento a biomassa con i player del settore

Attualmente 3,6 milioni di famiglie usano la biomassa legnosa per riscaldare la propria abitazione, come fonte di riscaldamento unica o prevalente. Con 14mila imprese attive sul territorio per un fatturato di 5 miliardi di euro, il mercato italiano èin salute, ben strutturato – Sud Italia compreso – e ormai in grado di garantire prestazioni sempre più performanti e emissioni sempre più basse, con punte d’eccellenza sul fronte del design. Ma per superare la cattiva informazione che ancora oggi pesa sul comparto occorre una distribuzione tecnicamente più preparata. E’ questo il sentiment emerso da alcuni dei principali produttori, interpellati da PF Magazine per analizzare le opportunità e gli aspetti ancora da migliorare.

 

Formazione, informazione e miglioramento tecnologico sono gli asset strategici su cui si muove il settore del riscaldamento a biomassa per rispondere alla sfida più grande: garantire prestazioni sempre più performanti e emissioni sempre più basse. L’evento leader mondiale su impianti e attrezzature per la produzione di calore ed energia dalla combustione di legna, organizzata da Piemmeti Spa (VeronaFiere, 21-25 febbraio 2018), sarà l’occasione per riflettere sulle opportunità e gli sviluppi di questo comparto, che attualmente conta 14mila imprese, oltre 72mila impiegati (di cui 43mila diretti e 29mila legati all’indotto) per un fatturato di 5 miliardi di euro, e vede3,6 milioni di famiglie usare la biomassa legnosa per riscaldare la propria abitazione come fonte di riscaldamento unica o prevalente. E intanto abbiamo raccolto le opinioni di alcuni dei principali produttori per fare il punto su questo mercato che, da un lato, vede sempre più consumatori scegliere stufe e caminetti a biomassa, consapevoli dei vantaggi legati al controllo della spesa e alla gestione autonoma; dall’altro, soffre ancora di una distribuzione a macchia di leopardo, fatta di rivenditori evoluti e preparati ma anche di addetti ‘riciclati’ o improvvisati.

Tutto ciò si inserisce comunque in una rete che comunque è in salute e, contro ogni comune convinzione, ampiamente diffusa anche al Sud Italia, “perché – dice Giovanni Scarlini, amministratore di AICO (in seno i due marchi Ravelli ed Elledi) – in molte regioni del Meridione, la stufa a pellet diventa l’elemento più facile da far funzionare al posto di un riscaldamento. E comunque al Sud, soprattutto nelle regioni appenniniche, ci sono molte case distaccate che hanno la possibilità di bruciare le biomasse. Ma affinché queste ultime diventino davvero un settore trainante, perché è un’energia 100% rinnovabile, occorre agire su due piani: sensibilizzare i clienti, per spingerli ad acquistare la stufa giusta e a fare la corretta manutenzione; lavorare sulla formazione e la selezione dei rivenditori per ottenere i migliori risultati possibili sul fronte della promozione e delle vendite”. A questo pensiero fa eco quello dell’amministratore del Gruppo PalazzettiMarco Palazzetti: “Serve una distribuzione tecnicamente più informata perché oggi, accanto ai centri di eccellenza che fanno consulenza energetica per l’acquisto, c’è ancora chi ti dice di comprare una stufa solo perché è buona, vendendoti un prodotto che nel frattempo è cambiato da quattro generazioni”. Un’utile risposta in tal senso arriva da RisorsaLegno, “un progetto determinato a mettere ordine – spiega Gianni Ragusa, amministratore delegato della Nordica – che per la prima volta in assoluto racchiude tutti gli operatori della filiera completa (produttori di apparecchi domestici, di caldaie, produttori di combustibile) per una corretta comunicazione del settore”. Nata dalla volontà di un Comitato promotore (composto da aziende del comparto dell’energia generata dal legno, tra cui Piemmeti Spa), questa alleanza senza scopo di lucro punta infatti a far conoscere al Paese e all’opinione pubblica il valore e l’importanza del settore attraverso una grande campagna di comunicazione. “L’attenzione che si respira verso il nostro comparto è finalmente seria – dice fiducioso Andrea Ferraro, direttore generale di AMG – ma va rafforzata attraverso una comunicazione a tutti i livelli. Ogni soggetto coinvolto nella filiera è ugualmente responsabile e deve dare il proprio contributo nel pieno rispetto delle regole, affinché il consumatore non cerchi scorciatoie e scelga di stare dalla parte delle certificazioni”.

E se è assodato che oggi, come concordano tutti, il cliente finale richiede informazioni molto più approfondite rispetto al passato, è altrettanto certo che il mercato è ormai maturo e pronto per rispondere ad una domanda selettiva, che si aspetta macchine meno inquinanti ed economicamente più performanti. Senza tralasciare l’aspetto legato al design e all’evoluzione dell’offerta, come precisaWalter Breda, amministratore delegato di Mcz Group: “Il cliente si sta orientando sempre più su prodotti non solo performanti e funzionali, ma anche evoluti e belli da vedere. La stufa non è uno strumento per riscaldare, ma sempre più un oggetto da integrare esteticamente nelle nostre case e in grado di scaldare tre ambienti anche non comunicanti o alimentare l’impianto di termosifoni già esistente. Può inoltre essere gestita direttamente dal proprio smartphone dentro e fuori le mura domestiche e può avere dei sistemi di pulizia automatici che riducono drasticamente la manutenzione ordinaria”.

“I clienti odierni – chiarisce l’amministratore unico di Edilkamin, Stefano Borsatti – si dividono in due grandi categorie: quelli che cercano un generatore di calore che contribuisca significativamente all’economia domestica, trovando nella stufa a pellet la migliore risposta; e quelli che non solo vogliono trarre benefici economici da questa soluzione, ma che hanno da sempre considerato il focolare come un’unica e insostituibile fonte di benessere e forma di arredo. Tutti però vogliono ottenere la massima resa con la minima spesa”. Intento che oggi più che mai caratterizza il moderno mondo del pellet che concilia “risparmio, comodità e tecnologia”, sintetizza ancora Ferraro. “Il mercato ultimamente – continua Ragusa- si sta dimostrando più interessante. Ciò è dovuto sicuramente ad un inverno che si è presentato in maniera più rigida rispetto agli anni passati e al fatto che anche il sistema incentivante, mi riferisco ad esempio al Conto Termico, sta pagando molto più di prima. Poi certamente lo sviluppo delle nuove apparecchiature, dei nuovi generatori stanno incentivando gli acquisti”.

E’ quindi più premiante per le aziende “sviluppare nuove tecnologie – aggiunge Borsatti – attenzionando i temi ambientali e le recenti normative rigorose ad essi legati. Noi ci stiamo adoperando per rispondere a questa esigenza. Ricordo che il nostro settore entra a pieno titolo nell’ambito delle energie rinnovabili previste dalla Comunità Europea e che le quote attuali e future previste, per il nostro Paese, potranno essere raggiunte esclusivamente attraverso una necessaria implementazione dei nostri prodotti. Non vi è alternativa”. Oggi, ad esempio, ammontano a 25 milioni le tonnellate di CO2 equivalente risparmiate annualmente in Italia grazie alla sostituzione delle fonti fossili con le biomasse legnose.

Quello del riscaldamento domestico a biomassa, precisa Marco Palazzetti “rappresenta, a livello nazionale ed europeo un passo importante nella direzione dell’indipendenza dalle energie fossili che l’Europa si è posta come obiettivo, parimenti alla decarbonizzazione del settore del riscaldamento. Lo dico perché il processo di decarbonizzazione che l’Europa e quasi tutto il mondo ha firmato a Parigi sottintende l’investimento di tutte le forme energetiche che sono elettricità, trasporto e riscaldamento. In quest’ultimo settore noi abbiamo un ruolo molto importante, soprattutto sul fronte domestico perché noi siamo il modello di microgenerazione distribuita”. Un modello che segue lo stesso principio del fotovoltaico sui tetti delle case: “Quest’ultima – precisa Palazzetti – è una forma di produzione distribuita di energia elettrica a livello di singole abitazioni. Esiste un equivalente per il combustibile dell’automobile? No. Esiste invece l’equivalente per il riscaldamento a fonti rinnovabili: siamo noi”. Dello stesso avviso anche Walter Breda, che puntualizza sul fatto che “la gente comune non sa che i prodotti di nuova generazione emettono fino a dieci volte in meno rispetto a prodotti tecnologicamente datati come il vecchio camino aperto. Quindi il solo turnover tecnologico potrebbe rappresentare una soluzione concreta al problema polveri: il mondo dell’auto insegna”.

100% green quindi ma che necessita, secondo tutti i produttori interpellati, di manutenzione, di una corretta pulizia degli impianti e di combustibile di qualità, a partire dal pellet certificato. “Spesso il cliente – dice Scarlini – è convinto di poter fare una manutenzione annuale come avviene per le caldaie a gas, invece quando si lavora con le biomasse bisogna avere molta più cura, soprattutto per le canne fumarie”. Parla invece di installazioni piratesche Borsatti, che raccomanda di evitarle in quanto dannose per l’ambiente e le proprie finanze: “Anche l’utilizzo della stufa per bruciare materiali più disparati non va bene, perché si può incorrere in guasti irreparabili e rese molto basse con una notevole incidenza sui costi di gestione”. Senza dimenticare, aggiunge ancora Breda, “che una corretta manutenzione del bosco fa il bene del bosco stesso, fa bene all’ambiente e crea posti di lavoro e ulteriore ricchezza per il nostro territorio”.La produzione di biocombustibili legnosi, secondo i dati di AIEL – Associazione Italiana Energie Agroforestali,ha infatti mediamente una ricaduta occupazionale pari a 8,3 unità lavorative per milione di euro fatturato (contro le 0,5 per i derivati dalla raffinazione del petrolio) e la stessa incidenza del valore aggiunto della produzione di biocombustibili legnosi è 7 volte superiore rispetto a quella della produzione di petrolio. Sempre secondo AIEL, inoltre, un ettaro di bosco gestito genera in 300 anni un risparmio di CO2 dieci volte maggiore del risparmio conseguibile da una foresta “abbandonata”, grazie al suo uso come materiale da costruzione e come biocombustibile.

Per fortuna, dicono all’unanimità i player interpellati, sta crescendo la coscienza ecologica, il rispetto dei limiti posti dalle recenti normative e l’attenzione nella scelta dei prodotti e dei combustibili. Un atteggiamento positivo e diffuso che sembra avvicinare l’Italia ai modelli delle società nordiche, che storicamente e tradizionalmente incentivano l’utilizzo delle biomasse nel pieno rispetto dell’ambiente. E’ proprio quest’ultimo messaggio che sta a cuore a tutti gli attori di filiera: considerare la biomassa come qualcosa che inquina, spesso legata al mondo dei motori diesel e all’inquinamento delle città, è una convinzione errata e soprattutto dettata da un’informazione carente, confusa e comunque distorta. Il riscaldamento a biomasse ha colto da tempo la sfida della qualità dell’aria “mettendoci la faccia – conclude Palazzetti – anzi l’etichetta sopra, quella di AriaPulita”, la certificazione volontaria promossa da AIEL che contribuisce alla trasparenza del mercato, garantendo al consumatore la consapevolezza di cosa sta acquistando.

Marco Palazzetti   Ragusa

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