Progetto Fuoco 2018 – I numeri del segmento domestico

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I NUMERI DEL SEGMENTO DOMESTICO IN ITALIA

Nel riscaldamento a biomasse legnose


Nella classifica delle fonti rinnovabili le bioenergie termiche si confermano la principale!


 

Il Contributo delle singole fonti ai consumi finali lordi di energia da FER fotografato dall’ultimo report statistico del GSE riproduce un quadro chiaro:

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Fonte: Gse.

Diversamente da quanto comunemente è percepito, la prima tipologia energetica rinnovabile consumata dagli italiani è la termica (50%) seguita dall’elettrica (45%) e da quella utilizzata nei trasporti (5%).

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Fonte: Elaborazione Aiel su Rapporto Statistico Gse, 2016.

 

Biomassa solida per riscaldamento

La fonte rinnovabile più utilizzata per i consumi termici è la biomassa solida, utilizzata soprattutto nel settore domestico in forma di legna da ardere e pellet.

 

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Fonte: Rapporto statistico GSE 2016

 

Dopo il metano, le biomasse sono la seconda fonte di riscaldamento delle famiglie. Di queste, il 21% e il 4% usano rispettivamente la legna da ardere e il pellet come fonte prevalente.

Il 15% delle famiglie che hanno un sistema di riscaldamento a legna o a pellet hanno installato una tecnologia innovativa e altamente efficiente.

Il Piemonte è la Regione d’Italia con i maggiori consumi diretti di biomassa solida nel settore del riscaldamento residenziale (10,5% sul totale nazionale nel 2016), seguita dal Veneto (10,1%), Lombardia (9,7%) al Nord, Lazio (7,5%) e Toscana (7,0%) al Centro, Campania (8,5%) e Calabria (6,4%) al Sud.

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Fonte: Rapporto statistico GSE 2016

Secondo il Report statistico del GSE i consumi complessivi di biomasse solide nel 2016 (legna e pellet) per il riscaldamento del settore residenziale superano 18 milioni di tonnellate.

460.000 sono i sistemi di riscaldamento a biomasse installati annualmente, rappresentando il 26% del totale delle nuove installazioni (1.800.000). Questa percentuale sale al 31% se si considerano gli edifici di nuova costruzione. Le stufe a pellet sono il sistema di riscaldamento a biomasse più venduto in Italia

L’Italia rappresenta oltre il 50% del mercato europeo delle stufe a pellet.

In Europa si vendono oltre 1.800.000 apparecchi domestici a legna e pellet all’anno, di cui 35% prodotti da aziende italiane. 470.000 sono gli apparecchi a pellet, il 90% dei quali prodotti da aziende italiane, e oltre 1.330.000 quelli a legna, di cui il 15% prodotti da aziende italiane.

Il pellet ENplus®

Con oltre 8,1 milioni di tonnellate certificate nel 2016 e una previsione di 9,2 milioni per il 2017, ENplus® conferma il ruolo leader nell’armonizzazione globale della qualità del pellet (fig. 1).

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Figura 1 –  Produzione globale di pellet certificato ENplus® dal 2011 al 2017

 

Nel 2016 i produttori di pellet certificati ENplus® sono stati 366 a cui si aggiungono 324 distributori collocati in 41 Paesi. Il trend positivo confermato dalle proiezioni per il 2017 porta a 411 produttori certificati (+11%) e 359 distributori (+10%). Inoltre, per la prima volta produttori collocati in Australia e in Nuova Zelanda hanno presentato domanda di certificazione (fig. 2).

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Figura 2 – Numero di siti produttivi certificati ENplus® nel 2016

 

La Germania mantiene la sua leadership con 1,7 milioni di tonnellate di pellet ENplus® prodotte, seguita da Austria, Francia e Romania. La richiesta della certificazione da parte di aziende russe sta assumendo un’importanza sempre maggiore. Nel 2016, la Federazione russa è stato il primo Paese extra-EU28 in termini di volume di pellet prodotto certificato, entrando nella classifica dei cinque principali Paesi per produzione di pellet certificata ENplus®.

Per quanto riguarda le classi di qualità, oltre il 90% di tutta la produzione certificata ENplus® ricade in classe A1, la più elevata dello schema di certificazione. La classe A2 rappresenta circa il 9%, mentre la produzione di pellet in classe B rimane limitata a meno dell’1% del volume certificato. Questa distribuzione in classi indica chiaramente che il settore del riscaldamento domestico a scala europea rimane un mercato guidato da pellet di qualità pregiata.

L’Italia si caratterizza per una crescita significativa dei volumi di pellet ENplus® commercializzato e certificato. Con un volume di oltre 500.000 tonnellate l’Italia entra nella top-five dei paesi più significativi in termini di volumi di pellet ENplus® commercializzato (fig. 3). Anche sul fronte della produzione l’Italia sta crescendo di importanza; nel 2018 la produzione di pellet nazionale certificata ENplus® supererà le 200.000 tonnellate.

Figura 3: paesi con i maggiori volumi di pellet commercializzato certificato ENplus®

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Incentivi Conto Termico

In Italia nell’arco di due anni, 2016-17 sono state presentate quasi 33.000 richieste di accesso al sistema incentivante Conto Termico per generatori a biomasse, per un valore superiore ai 76 milioni di euro. In altri termini, in due anni, grazie al Conto Termico sono stati riqualificati, dal punto di vista energetico e ambientale, circa 33.000 impianti a biomasse e/o gasolio con moderni impianti a biomasse.

 

Status quo del patrimonio forestale italiano

Il patrimonio forestale dell’Italia copre complessivamente circa 11,8 milioni di ettari pari al 39% dell’intera superficie nazionale (fonte Inventario dell’uso delle terre d’Italia IUTI).

La superficie forestale nazionale è raddoppiata in 50 anni: 5,5 milioni di ettari nel 1959; 10,4 milioni di ettari nel 2000.

Contrariamente all’impressione diffusa tra l’opinione pubblica il bosco italiano è per il 66,4% di proprietà privata, la quota pubblica è del 33,6%.

Ogni anno la crescita delle foreste italiane produce potenzialmente (incremento) 38 milioni di metri cubi di legname, ma la quota al netto delle perdite per cause naturali e vincoli ambientali o naturalistici, è pari a 30 milioni di metri cubi (Fonte CREA – pb).

La quota annuale dei prelievi dai nostri boschi è stimata in 9-11 milioni di metri cubi, pari al 30-35% dell’incremento. La media europea dei prelievi è del 56% dell’incremento.

Il 65% dei prelievi annui è materiale destinato alla produzione energetica, il 35% all’industria.

I boschi gestiti secondo criteri di sostenibilità contribuiscono molto di più alla protezione del clima rispetto a quelli abbandonati!

1 tonnellata di legna da ardere di faggio genera un risparmio di 2,7 tonnellate di CO2. Un ettaro di bosco gestito è in grado mediamente di generare (in 300 anni) un risparmio di 1.603 tonnellate di CO2, ovvero 10 volte maggiore al risparmio conseguibile da una foresta vergine (146 tonnellate CO2), questo poiché il legname prelevato attraverso la sua valorizzazione energetica sostituisce vettori energetici fossili.

Secondo lo studio prodotto da Austrian Energy Agency e ÖBMV la valorizzazione energetica delle biomasse produce positivi effetti sociali, occupazionali, economici, ambientali. Rispetto alle fonti fossili le biomasse legnose generano 8 volte più posti di lavoro, con costi di approvvigionamento 7 volte più bassi ed emissioni di CO2 equivalente calcolate in tutto il ciclo di produzione e impiego, quasi 39 volte inferiori.

 

Emissioni in calo con il turnover tecnologico

Il turnover tecnologico, cioè la sostituzione deivecchie e obsolete stufe e caminetti, con moderni ed efficienti apparecchi domestici a biomasse, produce un sostanziale riduzione delle emissioni di polveri sottili.

Il livello di innovazione introdotta negli ultimi anni nelle tecnologie di riscaldamento domestico a biomasse sta determinando concreti e documentati effetti positivi sulla qualità dell’aria (ad esempio ─20% di PM 10 negli ultimi 7 anni in Veneto (dati ArpaVeneto) e ─30% in Lombardia in 5 anni (dati ArpaLombardia).

 

La certificazione ariaPulitaTM

A un anno e mezzo dal lancio, la certificazione volontaria di qualità ariaPulita™ raggiunge il traguardo di oltre 3.500 modelli tra stufe, camini, inserti e caldaie a biomassa certificati. A far la parte del leone fra i prodotti certificati troviamo gli apparecchi alimentati a pellet (66%) seguiti da quelli a legna (34%).

I dati relativi alle certificazioni emesse confermano l’impegno dei costruttori nella ricerca di soluzioni tecnologiche per migliorare l’efficienza energetica e ridurre le emissioni: il 63% dei prodotti certificati raggiunge 4 Stelle, il 33% 3 Stelle e solo il 4% 2 Stelle. Il 2018 inizia con un ulteriore impulso alla qualità e l’emissione dei certificati dei primi 10 prodotti che rientrano nella classe 5 Stelle. Infatti, i generatori così classificati emettono fino all’80% in meno di polveri rispetto ai sistemi obsoleti, non ammissibili nella certificazione.

 

A cura di AIEL

Fonti: AIEL 2015, REF-e 2015, ISTAT 2014, GSE 2016, Arpav, Arpal,