La legna: il combustibile alla base della nostra evoluzione

Nella sua “ipotesi del fuoco” (the cooking hypothesis, formulata nel celebre saggio Catching Fire: How Cooking Made Us Human), il bioantropologo Richard Wrangham definisce la specie umana the cooking apes. Secondo lo studioso britannico infatti, la scoperta del fuoco è probabilmente, dopo il linguaggio, la più grande scoperta dell’uomo e rappresenta l’atto fondativo che lo ha reso tale, differenziandolo da tutti gli altri primati.

Un gesto semplice, ma esclusivo, cioè che solo l’uomo è in grado di fare, che innesca un effetto domino dalla portata rivoluzionaria. Con l’uso della fiamma l’uomo rende il cibo più tenero, salubre, digeribile e appetibile; ciò dà il via a un complesso processo evolutivo mediante il quale lo stomaco rimpicciolisce, mentre il volume del cervello, al contrario, cresce. Il fuoco segna quindi il passo dell’evoluzione, agendo sulla dimensione genetica e rendendo l’essere umano più intelligente e, conseguenzialmente, socievole. Ma non solo, quello di cuocere gli alimenti, trasformandoli così in cibo, è un gesto culturale che permette all’uomo di scoprire la differenza tra nutrirsi e mangiare: nasce così il gusto.

E fin dal principio, l’atto di combustione è esercitato tramite uno dei materiali più facilmente reperibili in natura: la legna. Rami e pezzi di tronchi che insieme a fogliame e sterpaglia davano la possibilità di “imbrigliare”, dare vita e forma all’elemento chiave dell’evoluzione umana, il fuoco per l’appunto. Col tempo l’uomo imparò a gestirlo a proprio piacimento: la brace veniva accesa all’interno di una buca nella terra, più tardi rivestita di pietre, formando una camera di cottura più stabile, simile a un moderno forno. Arrivarono poi tegami in terracotta e utensili di vario genere, in una progressiva e creativa ricerca di sistemi e metodi di cottura ideali, laddove la legna, per lunghi secoli, ha continuato a essere lo strumento di accensione per antonomasia.

Oggi, studiando il passato, non sfugge l’attenta indagine del nostro trascorso gastronomico. Si riscoprono tradizioni, usi e costumi andati a volte perduti, spesso nella convinzione che un naturale ritorno al semplice, genuino, identitario, autentico, sia cosa buona e giusta. Sulla scorta di questo “viaggio gastronautico” (come lo definisce l’antropologo Ernesto Di Renzo nella sua prefazione al libro dello chef Francesco Fichera Il Big Bang del Gusto) nella storia dell’uomo a caccia di ricette, ingredienti e combinazioni, si rielabora quindi una proposta culinaria odierna, valorizzata gustativamente, salutisticamente ed eticamente. Nell’ambito di questo studio, non viene chiaramente meno l’investigazione sui sistemi e sui metodi di cottura utilizzati, quelle che potremmo definire le “tradizioni fornellistiche del passato”. Ed ecco l’attualità della cucina con la legna, che reca con sé un enorme valore simbolico. Lo scoppiettio del fuoco rievoca nell’uomo, anche inconsciamente, sensazioni primordiali; un focolare domestico, un luogo di aggregazione familiare che nel contempo riunisce, nutre e riscalda, consentendo di ritrovare le memorie di sapori antichi. E se il caminetto ha rivestito negli anni il ruolo di protagonista di questo genere di rievocazioni, oggi, a far rivivere le medesime sensazioni, sono le moderne cucine a legna, che al valore simbolico aggiungono motivazioni di tipo economico e ambientalistico, e, perché no, estetico, vista la crescente tendenza che alla funzionalità abbina il gusto del design. Richieste ben soddisfatte dal mercato, capace di offrire tante soluzioni ad alto tasso di creatività, spaziando tra performance e linee differenti. Un fulgido esempio dunque di come la tecnologia e l’avanguardia siano in grado di attingere al passato per soddisfare i bisogni del presente, rievocando emozioni primordiali.