Caldaie e grandi impianti a biomassa

Un mercato promettente che soffre la mancanza di incentivi statali per il calore da processo

Per gli addetti ai lavori interpellati da PF Magazine, l’eliminazione dei certificati bianchi ha provocato un danno enorme al settore, serve quindi con urgenza un altro sistema incentivante tarato su scala industriale

Rispetto ambientale, risparmio economico, filiera corta: oggi le caldaie e gli impianti a biomassa viaggiano su questi tre binari, spinti dall’avanzamento tecnologico e dall’enorme disponibilità di legna nel nostro Paese. Ma per fronteggiare le sfide di un comparto che si dimostra promettente, occorre lavorare di più sull’opinione pubblica, ancora ‘guidata’ da falsi pregiudizi legati all’inquinamento, e allo stesso tempo potenziare il sistema di incentivazioni statali erogati dal Gse che, a causa di una miopia istituzionale, non contempla più i certificati bianchi e si regge attualmente solo sulla detrazione fiscale e sul Conto Termico 2.0. Un sostegno intelligente e sempre più utilizzato, quest’ultimo, a supporto del turn over tecnologico che si riferisce però esclusivamente al condizionamento e che finanzia impianti fino a 2 megawatt di potenza, lasciando fuori tutto il settore industriale dell’uso del legno e quindi il calore da processo. E’ questa la fotografia del comparto delle caldaie e degli impianti a biomassa scattata dagli addetti ai lavori interpellati da PF Magazine: Antonella D’Alessandro (D’Alessandro Termomeccanica), Franco Della Camera (Biodom Italia), Francesca Fabrizio (Mepe), Valter Francescato (Aiel), Stefano Lanciotti (Windhager Italy), Horst Mayr (Froling), Matteo Pippa (Schmid). Diverse voci che, in vista di Progetto Fuoco (VeronaFiere, 21 – 25 febbraio), lanciano un messaggio unanime: l’eliminazione dei certificati bianchi ha provocato un danno enorme al settore, serve con urgenza un altro sistema incentivante tarato su scala industriale.

“Un segmento, quello industriale, che era in crescita fino ad un paio di anni fa – spiega il direttore tecnico di Aiel, Valter Francescato – ma che ora registrauna flessione molto rilevante. In passato, grazie alla forte richiesta delle aziende energivore, c’è stato un grosso sviluppo delle biomasse in sostituzione dei combustibili fossili, per esempio per riscaldare le serre o per altri processi. Invece adesso senza incentivisi fa fatica a giustificare l’investimento nelle biomasse, che devono fronteggiare soprattutto il basso costo del metano, spesso preferito dalle industrie. Se quindi il Ministero dello Sviluppo Economico e il prossimo Governo non mettono in piedi dei sistemi incentivanti virtuosi che diano una mano alla produzione di energia termica per i processi e la cogenerazione anche da biomasse, non vedo come l’Italia possa raggiungere gli obiettivi che si è data sulla strategia energetica nazionale. Ricordiamo che il legno è una componente importante.L’80% dell’energia termica rinnovabile, infatti, oggi la produciamo con questa risorsa, quindi il nostro Paese non può rinunciarvi, però manca una politica intelligente, di sostegno e soprattutto costante. Ogni anno si cambiano le carte in tavola, manca continuità e anche gli investitori fanno fatica. Ecco perché nel 2018 cercheremodi proporre un altro sistema incentivante tarato sul settore industriale, che è quello che ne ha più bisogno. Siamo consapevoli che in passato sono stati concessi incentivi eccessivi sia nel settore cogenerativo che in quello delle serre facendo dei danni, ma noi vogliamo solo degli incentivi di misura giusta, in base a quanto si è efficienti e a quanto è virtuoso l’impianto”.

A fare eco all’opinione di Francescato, anche Horst Mayr,amministratore delegato di Froling Italia e nuovo membro del Comitato Operativo del Gruppo Caldaie a Biomasse (GCB) di Aiel: “Purtroppo la richiesta dei grandi impianti è stagnata molto in tutto il territorio nazionale. Sono stati tolti dai certificati bianchi le caldaie a biomassa e i teleriscaldamenti, quindi manca attualmente un contributo per la produzione di calore da processo”. Dello stesso avviso ilresponsabile progetti Italia Nord-Est di Schmid, Matteo Pippa, anch’esso membro del Comitato Operativo del GCB di Aiel: “C’è stato un cambio di strategia da parte del Gse. Il principale soggetto finanziatore degli impianti di tipo industriale ha infatti interrotto bruscamente i contributi dopo anni di mancanza di chiarezza. Con l’emissione del nuovo regolamento sui titoli di efficienza energetica, la biomassa è fuori gioco. Mi riferisco ai certificati bianchi. I titoli di efficienza energetica, secondo le attuali regole applicative, vanno a premiare il miglioramento dell’efficienza e non tengono conto della rinnovabilità. In pratica il legislatore premia se si migliora l’efficienza, perché migliorandola si consuma meno energia primaria. Nel caso del metano è molto semplice: oggi se un impianto che ha un rendimento dell’89% si rinnova per ottenere un rendimento del 93%, il legislatore premia quei 4 punti percentuali guadagnati con un contributo. Questo meccanismo sulle biomasse non si può fare, sebbene sia applicabile, perché i rendimenti che sono stati messi alla base e che quindi devono essere superati per ottenere un incentivo, sono molto alti e normalmente le biomasse hanno rendimenti più bassi. Quindi non si è fatta distinzione tra combustibile fossile e combustibile rinnovabile, come può essere la biomassa. Il metano, il gasolio hanno rendimenti di impianti, e parliamo di efficienza, certamente superiori, mentre la biomassa non può avere quegli stessi livelli. Se parliamo di rinnovabilità, invece, il titolo dato alla biomassa, secondo le precedenti regole applicative, teneva conto del fatto che quest’ultima era una fonte rinnovabile e sostituiva tutta la fonte fossile e bisogna sapere che con la rinnovabile i consumi di fonti fossili era pari a zero. Al momento questa lacuna rimane, anche se ci sono delle regioni fortemente utilizzatrici di biomassa che vorrebbero arrivare a delle modifiche con la Conferenza Stato-Regioni”. A tirare le somme è infine l’altronuovo membro del Comitato Operativo del GCB di Aiel, Francesca Fabrizio di Mepe: “Se si vuole rendere il Conto Termico la formula di incentivazione per la biomassa, va benissimo, ma allora al suo interno dovràcontemplareanche il calore da processo. Questa è sostanzialmente la nostra richiesta”.

In compenso, a trainare in maniera positiva le vendite e le installazioni di impianti fino a 2 megawatt, ma solo peril calore da riscaldamento, rimane un incentivo in grado di sostenere la sostituzione di generatori alimentati a gasolio, olio combustibile, carbone o biomassa con moderni generatori a biomassa legnosa, coprendo fino al 65% dell’investimento affrontato da privati, imprese e pubbliche amministrazioni. Stiamo parlando del Conto Termico 2.0: “Sempre più utilizzato anche a discapito delle detrazioni fiscali del 50% per ristrutturazione edilizia e per efficientamento energetico”, secondo il direttore di Windhager Italy, Stefano Lanciotti. Non solo. Per Franco Della Camera, CEO & Founder di Biodom Italia: “Si tratta di un tipo di incentivo che per il 2018 vedrà semplificate le domande e vedrà stanziato un plafond sicuramente superiore rispetto alle richieste presentate. Ma l’accesso è condizionato a classi di rendimento e limiti emissivi”.

Quello dell’ambiente è infatti uno degli asset principali su cui si regge il sistema delle biomasse. Secondo Aiel, ammontano a 25 milioni le tonnellate di CO2 equivalente risparmiate annualmente in Italia grazie alla sostituzione delle fonti fossili con le biomasse legnose. E i vantaggi sono molteplici. “Sicuramente – spiega Lanciotti-rispetto a tutti gli impianti a combustibili fossili e agli impianti a pompe di calore, il più grande vantaggio è quello economico, che consente di risparmiare su tutto il resto; da non sottovalutare l’aspetto ecologico che, al contrario di quello che si dice, consente di abbassare le emissioni di polveri, CO2 e CO rispetto a vecchi impianti,se la caldaia è evoluta tecnologicamente. Lo sviluppo della tecnologica, consente inoltre di avere impianti completamente sicuri, a patto che siano correttamente installati e manutenuti con continuità”. Parla di benefici economici e ambientali anche Antonella D’Alessandro, business innovation manager di D’Alessandro Termomeccanica: “La biomassa legnosa ha un potere calorico molto elevato ed un prezzo inferiore rispetto ai combustibili fossili. Indubbiamente il vantaggio, oltre che di risparmio energetico ed economico, è quello di contribuire alla salvaguardia dell’ambiente con l’utilizzo di un combustibile del tutto naturale”. Pone invece l’accento sulla filiera corta,Francesca Fabrizio: “La biomassa ci permette di far lavorare una filiera locale e di sfruttare il bosco, pulendolo, utilizzandone la ricrescita e organizzandone la gestione in maniera equilibrata. Parlo di lavoro localizzato, anziché portare i nostri soldi all’estero e renderci dipendenti da una filiera dell’energia che non è italiana. Noi facciamo sempre molta attenzione affinché la logica di un impianto, cioè dal recupero del combustibile alla lavorazione, si chiuda entro 40 km attorno all’impianto stesso. Questo processo porta lavoro importante ai forestali e se qualcuno dice che stiamo abbattendo le foreste, vuol dire che non conosce i numeri. In Italia, negli ultimi 50 anni, il patrimonio boschivo è aumentato in maniera significativa. Quando sfruttiamo la legna per la combustione, stiamo usando soltanto quello che il patrimonio boschivo ci dà come interessi. Per semplificare, se ipotizziamo di avere dei soldi in banca, non utilizziamo il capitale ma solo gli interessi prodotti da questo patrimonio che abbiamo costantemente conservato. Ci tengo a sottolineare inoltre la differenza di forza lavoro impiegata tra l’utilizzo di un fossile e l’utilizzo di una biomassa locale. Il rapporto, in questo caso, è di 1:7, cioè la ricaduta sul territorio prodotta da un impianto a biomassa locale è sette volte più importante rispetto a quella data da un impianto con combustibile fossile. Tutto ciò grazie all’utilizzo di un combustibile che nasce in Italia e che alle volte addirittura viene coltivato in Italia”. Anche se la sua messa a sistema, e quindi l’ottimizzazione della filiera, non ha gli stessi sviluppi tra Nord e Sud.

Secondo Matteo Pippa: “L’arco alpino ha certamente una maggiore presenza di impianti, anche come distretti energetici, reti di teleriscaldamento. Tra Nord e Meridione, le differenze non sono però legate al livello di temperatura. L’Aquila,ad esempio, è una delle città più fredde d’Italia, pur essendo al Sud. Credo piuttosto che non ci sia l’utilizzo di legna in maniera industriale, è un problema di distretti forestali. Manca un’industria che la utilizzi in maniera efficiente, come invece avviene al Nord. Eppure la materia prima non manca. Anzi, in questo momento storico, secondo me, siamo in iperproduzione di cippato, cosa che deriva dal fatto che fino allo scorso anno i Psr regionali hanno fortemente finanziato la produzione di biomassa, perché ovviamente c’erano sistemi incentivanti che sostenevano questi impianti. E’ chiaro che quando una ditta agricola, che ha sempre prodotto legna, fa il salto di qualità e prende macchinari per lavorare il cippato, questa produzione continua indipendente degli incentivi, raggiungendo livelli produttivi alti come non è mai successo”.

“Nel Nord Italia c’è una maggior richiesta di impianti di questo tipo visto il numero più elevato delle industrie, ma anche in regioni come Puglia e Campania l’interesse è in forte aumento, soprattutto in contesti agricoli”, precisa Antonella D’Alessandro.

“Spesso nel Sud Italia – aggiunge Francescato – le filiere di produzione del cippato non sono così mature come nel Nord. Ci sono degli ottimi esempi di filiere che funzionano, ma ci si sta ancora lavorando”.Un lavoro che passa anche e soprattutto dall’informazione e dalla sensibilizzazione dell’opinione pubblica, ancora a livelli troppo bassi per superare la falsa convinzione sulle emissioni derivanti dalla combustione di biomassa. “Basandoci su studi fatti in Austria, Germania, Italia e in altri Paesi – spiega Horst Mayr –stiamo cercando di chiarire che tali emissioni polverose sono frutti di tecnologie di combustione obsolete e di apparecchi di bassa qualità. Le caldaie moderne, se installate correttamente e sottoposte a manutenzioni regolari, sono molto virtuose sotto questo aspetto e non influiscono in nessun modo negativamente sulla qualità dell’aria, anzi se tutti i generatori di tecnologia obsoleta venissero sostituiti con questi prodotti, la qualità dell’aria migliorerebbe in maniere significativa”. Ma al momento, la promozione dei vantaggi di questo settore si scontra in primis, insiste Lanciotti, con “le false informazioni che provengono dai competitor dei combustibili fossili”, mentre per Francesca Fabrizio: “L’informazione pubblica fa di tutta l’erba un fascio, parlando di impianti a biomassa che inquinano, che alzano i valori di polveri sottili nell’ambiente, quando invece non è così per quelli tecnologicamente avanzati. E’ come dire che le autovetture inquinano, si è vero, però c’è una bella differenza tra un Euro 1 e un Euro 6. Anche il nostro compartoprevede la classificazione di ogni impianto da 1 a 5 stelle, con un livello di severità, soprattutto guardando le polveri sottili, veramente esasperato. Oggi quasi tutte le caldaie di produzione moderna sono in classe 4 o 5 e i livelli di emissioni di polveri sottili sono ridicoli”.

Resta quindi prioritario continuare a lavorare per spiegare quali sono le reali caratteristiche performanti di questi prodotti e dunque per sconfessare una volta per tutte le informazioni fuorvianti rispetto alla valutazione della biomassa. In questo senso, le aziende al fianco di AIEL sono in prima linea, attraverso iniziative formative e attività che partono dal basso, quindi dagli installatori e dai progettisti che rappresentano delle figure chiave per lo sviluppo di questo settore, per arrivare ai livelli istituzionali con interventi presso enti, comuni e associazioni, senza dimenticare la partecipazione aProgetto Fuoco, piattaforma privilegiata di scambio e aggiornamento su tutto ciò che ruota attorno agli impianti e alle attrezzature per la produzione di calore ed energia dalla combustione di legna.

Foto Valter Francescato FRANCO DELLA CAMERA Francesca Fabrizio Foto Antonella D’Alessandro Foto Lanciotti Foto Horst Mayr Foto Matteo Pippa